Appuntamento a Roma. Cosa ci hanno detto le semifinali di andata di Coppa Italia


Sono andate in archivio le due semifinali di Coppa Italia e, come ovvio, tutto è rinviato alle partite di ritorno, quando si decideranno le finaliste per l’ultimo atto di maggio a Roma.

Se per sapere chi la spunterà fra Lazio e Juventus però dovremo aspettare solo fino alla prossima settimana, per l’altro avversario ( Roma o Inter) dovremo aspettare fino al prossimo 17 aprile,rischiando quasi di dimenticarci il risultato di ieri sera all’Olimpico.

La prima semifinale si è giocata martedì sera allo Juventus Stadium e, come in campionato, ha visto i bianconeri dominare una Lazio che si è mostrata troppo difensiva. Nella Juve non si sono fatte sentire particolarmente le assenze di Pirlo e Vucinic- quest’ultimo inserito solo nel finale- ben sostituiti da Pogba e Vidal a centrocampo e da Matri in attacco. L’ex attaccante del Cagliari, pur non avendo segnato, si è mostrato comunque pericoloso, giostrando come unica punta con Marchisio alle spalle. La Lazio invece è stata abbastanza rinunciataria. Affrontava una squadra che, insieme al Milan, ha il miglior possesso palla del campionato (58%), ma non è riuscita a contenerla nel palleggio, riuscendo solo un po’ ad uscire nella seconda parte di gara. La partita ha ricalcato lo stesso canovaccio della sfida di campionato, quando solo i miracoli di Marchetti riuscirono a tenere la porta dei laziali inviolata. Per non farci mancare le solite polemiche, entrambe le squadre hanno delle rimostranze con l’arbitro: i biancazzurri protestano per il gol di Peluso, che effettivamente nello stacco si appoggia su Lulic, mentre i bianconeri lamentano un rigore nel finale per un contatto in area fra Biava e Vicinic ( e anche qui poteva starci il rigore). Conte tra l’altro ha già messo le mani avanti:”va bene così, basta che al primo errore pro-Juve, non si aprano poi infiniti processi mediatici”.

Con l’1-1 esterno ora la Lazio ha un piccolo vantaggio per la finale, ma la Juve con il suo gioco aggressivo e con la capacità che ha di creare occasioni da gol (di media 19 tiri a partita, decisamente la migliore della Serie A) può assolutamente andare a Roma e ribaltare il pronostico.

Nell’altra semifinale fra Roma e Inter, abbiamo visto i giallorossi- come spesso accade- dominare per 40 minuti, creando innumerevoli occasioni da gol. Poi, l’errore singolo e il calo di concentrazione- come ancor più spesso accade- permettono all’avversario di tornare in gioco.

Zeman doveva fare a meno di De Rossi- questa volta non per scelta tecnica ma per un infortunio- così la scelta del contestatissimo Tachtsidis era obbligata. In avanti, fuori Osvaldo squalificato, il tridente formato da Totti, Lamela e Destro. Il capitano giallorosso non era particolarmente in forma, e questo lo si sapeva, e soprattutto nel primo tempo ha sbagliato una quantità industriale di passaggi. Non meglio di lui Lamela, abulico e inconcludente come domenica scorsa, mentre è andato molto bene Destro, autore di un bellissimo gol, da attaccante di razza. L’azione del primo e del secondo gol sono state molto simili, semplici, essenziali ed efficaci nello svolgimento: cross da destra e, nel primo caso Florenzi, nel secondo l’attaccante ex Inter hanno infilato Handanovic. La Roma ha avuto almeno altre due occasioni da gol per chiudere la partita ma, sia per errori individuali, sia per bravura del portiere nerazzurro, ha mantenuto in corsa gli uomini di Stramaccioni.

I nerazzurri nel primo tempo non hanno fatto praticamente nulla, rinchiusi in quell’atteggiamento difensivo ( un 3-5-1 con Palacio abbandonato in avanti) che li penalizzava anche nelle ripartenze. Trovato il gol allo scadere con Palacio ( proprio come domenica scorsa) l’Inter è andata decisamente meglio nella ripresa, quando Stramaccioni ha inserito Nagatomo al posto di un inconcludente, e non ancora in forma, Obi. L’Inter ha continuato a giocare con una punta ( ma perché se Rocchi è il vice Milito è sempre in panchina anche quando l’argentino non c’è?) ma Guarin ha preso più coraggio e la squadra ha decisamente alzato il baricentro.

Ora appuntamento a San Siro per il 17 aprile, per la partita di ritorno. Meglio segnarsi su un foglio il risultato di ieri. Non siamo sicuri che ce ne ricorderemo fra tre mesi…….