A Barcellona col "falso nueve"......


Il Barcellona e il “guardiolismo”, negli ultimi anni hanno cercato di insegnarci una cosa: nel calcio moderno si può fare a meno dell’attaccante. Non una, due o tre punte (speriamo non ci senta Berlusconi) ma si può fare a meno di un riferimento in attacco, nel momento in cui si ha una squadra (e soprattutto un centrocampo) dai piedi buoni, in grado di coprire e attaccare nei diversi momenti della partita. La sublimazione del calcio totale, potremmo forse definirla così.

La partita di andata degli ottavi di finale di Champions League, fra i Blaugrana e il Milan ( ma non è stata l’unica volta) ci ha dimostrato che-non sempre- è così, e senza un riferimento davanti c’è il rischio ingorgo, come la Milano-Meda nell’ora di punta. A San Siro infatti, il Barcellona ha tenuto e fatto girare palla, ma di fronte alle due linee compatte del Milan, non è riuscito a sviluppare nemmeno un’azione d’attacco. Un po’ quello che era capitato anche nella semifinale di ritorno contro il Chelsea nella scorsa stagione, quando gli inglesi si difesero in maniera ordinata, con linee serrate, e riuscirono ad eliminare gli extraterrestri dalla Champions League.

Nella partita di ritorno  al Camp Nou, sarà il Milan a non avere un classico punto di riferimento in attacco, visto che Allegri non potrà disporre ne di Pazzini (azzoppato nella partita con il Genoa da Portanova) ne di Balotelli, che avendo già giocato la Champions con il Manchester City, non può farlo per questa stagione con la maglia rossonera.

Le soluzioni per Allegri, sono quelle di far giocare Niang come punta centrale, con Boateng ed El Shaaray ai lati- il 18enne francese però non è ancora un bomber e al Milan ha segnato solo un gol in Coppa Italia alla Reggina- oppure mettere Boateng al centro come “falso nueve” – esperimento già provato a inizio stagione con risultati deludenti- lasciando Niang e il Faraone nei loro ruoli abituali sulle fasce.

Il Barcellona invece, sta pensando al contrario- avendo più opzioni in rosa- di schierare un 9 classico, quel David Villa, che in Catalogna non è ancora riuscito ad esprimersi ai suoi livelli. L’ex Valencia infatti, dovrebbe essere preferito ad Alexis Sanchez, più adatto a sfruttare velocità e contropiede, quindi per lui domani non sarebbe certo la partita ideale. Con Villa in attacco dovrebbero partire Messi e Pedro, che nella partita d’andata hanno sofferto più che mai la mancanza di un punto di riferimento sul quale appoggiarsi.

A di la dei moduli tattici però, per il Milan domani sarà importante l’atteggiamento, il modo in cui si affronterà la partita fin dall’inizio. L’anno scorso all’Emirates, nel ritorno degli ottavi di Champions, il Milan, vincitore per 4-0 all’andata, si fece schiacciare subito dai Gunners, dimostrando un atteggiamento totalmente passivo e rinunciatario, che costò ai rossoneri 3 gol nei primi 45 minuti. Nel secondo tempo l’Arsenal, grazie anche ad un grande Abbiati, non segnò il quarto gol, ma rimase in tutti la sensazione dello scampato pericolo.

In un articolo recentemente pubblicato sulla rivista World Soccer, Jonathan Wilson notava come dal 2005 ad oggi, il pressing offensivo di tutte le squadre si sia alzato, riducendo lo spazio per i difensori che devono impostare il gioco, ma allargando “l’area giocabile” in mezzo al campo di almeno 10-15 metri. Ridurre quell’area, e permettere così ad una squadra aggressiva come il Barcellona di pressare quasi al limite della tua area, eleverebbe  il rischio di prendere gol in maniera vertiginosa, soprattutto se fra gli avversari ce ne sono alcuni che rispondono al nome di Messi, Villa, Iniesta e compagnia cantante.

Quindi, prima dei moduli, conta l’atteggiamento, che domani sera ci auguriamo non sia quello dell’Emirates, ma quello della partita d’andata con i Blaugrana. Perché il Milan è abituato a giocare “basso” e ripartire veloce- d’altra parte ha in squadra Niang, El Shaarawy e Balotelli, perché fare in maniera diversa?- ma farsi schiacciare senza mai ripartire, sarebbe letale.