Cade la prima testa in casa Milan...e ora Montella cosa cambierà?


Il Milan ha trovato il primo capro espiatorio, dopo la figuraccia di domenica scorsa a Marassi: a "pagare" non è l'allenatore ma uno stretto collaboratore di Vincenzo Montella, ovvero il fidatissimo preparatore atletico. Per la serie, "mors tua, vita mea". Emanuele Marra da qualche ora non è più il preparatore atletico del Milan, "licenziato" via twitter proprio dalla persona con cui ha lavorato fianco a fianco nelle ultime stagioni. Ufficialmente Montella ha "silurato" uno dei componenti dello "staff" silurato " <a malincuore> e perché  <non c'era più condivisione delle scelte. Dopo un'attenta analisi - scrive Montella su Twitter - ho fatto le mie prime valutazioni e, tra le aree di miglioramento, ho individuato la preparazione atletica per la quale ho deciso di avviare un nuovo piano. Piano che purtroppo non ha trovato la piena condivisione del mio collaboratore Emanuele Marra. Con lui ho deciso a malincuore di interrompere il rapporto professionale. Colgo l'occasione per ringraziarlo per il lavoro svolto in questi anni al mio fianco>. Una decisione, così si sussurra in via Rossi, presa senza alcuna interferenza da parte della società. 

Eppure il sodalizio era di vecchia data: i due hanno iniziato a lavorare insieme nel 2010, ai tempi della Roma, e avevano continuato la collaborazione a Catania, Firenze, Genova e Milano appunto. Era però evidente che i ritmi di gioco del Milan non fossero in linea con quanto osservato nelle altre squadre di vertice, forse anche per la dieta vegana voluta dal preparatore e che aveva trovato qualche perplessità tra i giocatori. Da qui l'esigenza di cambiare registro.

Questo probabilmente è solo il primo passo di una rivoluzione che potrebbe assumere ben altre dimensioni nelle prossime settimane. Intanto in coppa e contro la Roma si vedrà un Milan rivoltato come un calzino. Non solo: squadra e allenatore devono dare risposte convincenti subito perché la fiducia comincia a scricchiolare. Se Fassone e Mirabelli cercano da un lato di rassicurare l'allenatore, garantendogli che la sua posizione non è in discussione e non lo sarà almeno finché i risultati non saranno davvero disastrosi e la classifica permetterà al Milan di restare in scia al quarto posto, è anche vero che qualche pensiero viene fatto ai piani alti del club. Il problema è che la dirigenza del Milan non è pienamente convinta che ci siano alternative disponibili che aumenterebbero di molto lo spessore della squadra dalla panchina. Non convince infatti l'opzione Mazzarri (attualmente libero) con cui Fassone ha già lavorato ai tempi dell'Inter (si può dire addirittura che la scelta di rinnovargli il contratto ad inizio luglio 2014 sia stata una delle cause che hanno portato alla rottura tra lui e Thohir nel settembre 2015, con il presidente che ha imputato all'allora dg nerazzurro di essergli costato circa 7 milioni di euro per aver accontentato Mazzarri.)

Diversa è la situazione per giugno: Montella al momento di rinnovare il contratto ha dovuto accettare una clausola che prevede la possibilità per il Milan di rescindere unilateralmente l'accordo a fronte di un pagamento di 1.5 milioni. Una buonuscita leggera che non inciderebbe molto sul bilancio. Una scappatoia voluta per non avere le mani legate. Fassone vorrebbe un profilo alla Conte  e le parole dell'ex ct azzurro ("L'Italia mi manca, ci tornerò ma non so quando") risuonano sinistre nelle orecchie di Vincenzino. Il quale per salvare la panchina non ha alternative: cominciare a vincere subito e portare a casa il quarto posto a fine stagione.