i ragazzi che hanno fatto la storia: L'Atletico Mineiro campione del Sudamerica


Hanno messo in dubbio Ronaldinho. Sia quando è tornato in Brasile per giocare al Flamengo, sia quando l’ha lasciato fra mille polemiche. C’erano stati dei segni di vita nella prima stagione a Rio, ma poi la situazione era precipitata e molti hanno visto nella sua decisione di andare a giocare per l’Atletico Mineiro di Belo Horizonte, la volontà di Ronaldinho di lasciare il calcio di un certo livello, per poter andare in un posto dove avrebbe potuto godersi di più la vita privata. Famosa per la sua cachaça, Belo Horizonte sarebbe stata sicuramente più inebriante dei sobborghi di Rio o San Paolo.

Hanno messo in dubbio Cuca. Tredici anni da allenatore e solo un paio di campionati statali in bacheca. Le sue squadre hanno sempre avuto la brutta abitudine di mollare, proprio nel momento decisivo di un torneo o di una stagione.  Azarado, lo chiamavano, sfortunato, per non dire che lui stesso portasse sfortuna. Per peggiorare ancora di più le cose, Cuca arriva dal Cruzeiro, il rivale principale dell’Atletico Mineiro.

E infine hanno messo in dubbio Jo. Si, proprio quel Jo reduce dall’esperienza al CSKA e, dopo il fallimento al Manchester City, considerato un giocatore non adatto all’Europa.

Per rendere le cose ancor più complicate, tutti e tre (Ronaldinho, Cuca e Jo), facevano parte della stessa squadra, che in bacheca aveva solo un titolo nazionale vinto nel 1971. Almeno fino a quest’anno, quando l’Atletico Mineiro ha dato un significato utilizzato dal dipartimento marketing del club a inizio stagione ” Yes, we CAM” ( CAM è l’acronimo per Clube Atlètico Mineiro).

Mercoledì notte, 24 luglio 2013. Cuca è disteso sul prato incredulo. Matìas Gimènez dell’Olimpia Asuncion ha sbagliato il rigore. Non un semplice rigore, ma l’ultimo di una serie finale dopo una partita vinta per 2-0, che ha permesso all’Atletico Mineiro di pareggiare il risultato dell’andata e poi diventare campione del Sudamerica grazie ai tiri dal dischetto.

Infatti il Galo doveva innanzitutto recuperare due gol, e l’ha fatto all’inizio del secondo tempo con un gol di Jo e poi nei minuti finali grazie a un colpo di testa di Martìn Silva. Proprio i minuti finali hanno fatto vivere momenti palpitanti in questa stagione continentale ai tifosi dell’Atletico Mineiro: il portiere Victor al 93° del quarto di finale contro il Tijuana ha salvato un rigore che è valso la qualificazione, e in semifinale, sempre nei minuti finali, Guilherme è saltato fuori dalla panchina e ha segnato il gol decisivo che ha portato il Galo ai rigori contro il Neweel’s Old Boys. Sembrava che tutto ciò fosse scritto.

Ora, ovviamente, ci sono troppi eroi da menzionare. Victor, che è stato decisivo in porta. I centrali di difesa Rèver e Leonardo Silva, a tratti insuperabili, supportati sempre da Gilberto Silva. Bernard e Diego Tardelli sono stati decisivi sulle fasce, ma sono stati bravi a rendersi pericolosi sotto porta. Poi ci sono senz’altro gli eroi meno celebrati: l’attaccante di fascia destra Marcos Rocha e i due infaticabili centrocampisti Pierre e Leandro Donizete. Tutti però hanno avuto il loro momento di gloria dopo la serata delle scorso mercoledì.

Per altri poi, la vittoria ha avuto anche un retrogusto di vendetta. Cuca ora può entrare di diritto fra i grandi allenatori brasiliani e ha avuto anche la soddisfazione di farsi apprezzare dai tifosi di squadre avversarie. Jo, che grazie alle prestazioni nell’Atletico Mineiro è stato convocato in nazionale per la Confederations Cup, ha ritrovato fiducia nei propri mezzi e sentiremo parlare ancora molto di lui. Ronaldinho infine, ha raggiunto nell’elite, quei campioni che in carriera sono riusciti a vincere il Mondiale, la Champions League e la Copa Libertadores. Ora difficilmente qualcuno dubiterà ancora di loro.


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