Insieme a te non ci sto più: Roberto Mancini esonerato dal Manchester City


Roberto Mancini non è più l’allenatore del Manchester City. L’esonero è arrivato ufficiale nella giornata di oggi e stasera in panchina nella partita esterna contro il Reading, andrà il vice Brian Kidd.

A Mancini è stata fatale l’inaspettata sconfitta di sabato nella finale di Coppa d’Inghilterra contro il Wigan, ma chiaramente questa era una decisione che i proprietari qatarioti avevano già preso, e forse aspettavano solo il momento giusto per poterla comunicare.

Mancini abbandona il City dopo quasi quattro anni di Premier League, una FA Cup e un titolo di Premier League riportato in casa degli Sky Blues dopo 44 anni.

Cosa non è piaciuto quindi in Mancini? Sicuramente nella decisione hanno pesato i fallimenti a livello europeo del City, uscito per due anni consecutivi nei gironi di Champions League. Come attenuante il fatto che in entrambe le occasioni i Citizens si sono trovati inseriti in gironi di ferro ( Bayern Monaco, Napoli e Villareal la scorsa stagione; Real Madrid, Borussia Dortmund e Ajax in questa) ma le aspettative dei proprietari erano ben altre. In questa stagione addirittura, non c’ stato neanche il cuscinetto dell’Europa League, visto che il Manchester City si è classificato ultimo nel girone.

Se leggiamo bene il comunicato ufficiale di addio del City, forse possiamo leggere qualcosa di più fra le righe. Dopo aver ringraziato il Mancio per gli anni passati assieme, si dice che in questa stagione non sono stati centrati gli obiettivi prefissati, ma soprattutto non è stato seguito “un percorso olistico” da parte dell’allenatore. La BBC si è interrogata subito sul significato di “olistico” legato al caso Mancini, ed è arrivata alla conclusione che l’allenatore non è riuscito ad entrare in generale nel sistema Manchester City, concentrandosi magari troppo sul particolare. In particolar modo, gli viene imputata l’incapacità di far andare settore giovanile e prima squadra nella stessa direzione e anche non essere riuscito a gestire al meglio i rapporti con i suoi collaboratori.

Quello dei rapporti umani è infatti l’altro “grande” problema. Molti giocatori quest’anno hanno reso al di sotto delle proprie possibilità- Hart, Aguero, David Silva- e Mancini pare non sia riuscito a creare una relazione con questi giocatori, non li ha coinvolti a volte in scelte tecnico-tattiche, non ha chiesto il loro parere in situazioni delicate durante la stagione.

Poi c’è anche il mercato. Mancini non ha mai digerito il fatto che la società non sia riuscita a portare ad Eastlands Robin Van Persie- andato tra l’altro allo United dove è stato decisivo per il campionato- e anche per la prossima stagione, aveva già individuato degli obbiettivi che dovevano assolutamente essere centrati (Cavani o Falcao).

Sempre sul sito della BBC, è interessante vedere quanto detto da qualche ex di rilievo in orbita Manchester City, riguardo il licenziamento di Mancini. Come ad esempio Rodney Marsh, funambolico attaccante degli Sky Blues fra il 1972 e il 1975 che dice:” bisogna seguire quello che succede anno dopo anno, il calcio moderno è questo, gli allenatori vengono esonerati ma è una cosa normale. Non, non sono dispiaciuto per Mancini”. Più diplomatico e realistico forse Brian Horton, allenatore del City fra il 1993 e il 1995, quando il club non era certo in mano agli sceicchi:” è il prezzo che si paga ad allenare un grande club. Devi arrivare primo, non secondo. Il secondo posto non conta nulla”.

Roberto Mancini pare essere in contatto con il neopromosso Monaco, ma per ora avrà comunque £7,5M all’anno come consolazione per riprendersi dall’esonero.