Italia: che Confederations sarà?


Mettiamola così: il Messico sta peggio di noi! L’avversaria di domenica dell’Italia, ha pareggiato una partita di qualificazione mondiale in casa contro il Costarica (0-0) complicandosi le cose nel girone finale che qualificherà tre squadre per il Brasile e manderà la quarta alla spareggio con la Nuova Zelanda. La squadra di Josè Manuel de la Torre, ha pareggiato cinque partite su sei nel girone e per ora è in terza posizione, ma con una partita in più rispetto all’Honduras, al momento al quarto posto.

Le buone notizie per Prandelli e i suoi finiscono qui però, perché quello che si è visto ieri nell’amichevole contro Haiti, non è di buon auspicio in vista della Confederations Cup. Anche in questo caso vogliamo fare gli ottimisti e cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno. L’Italia “prandelliana” segue quella che è una tradizione azzurra che ormai si perde all’alba dei tempi, cioè l’abitudine a prendere sottogamba le amichevoli, concentrandosi solo sugli appuntamenti importanti.

Qualche dato? L’Italia ha vinto due settimane fa l’amichevole contro San Marino (ma che indicazioni può dare?), ma in precedenza non vinceva una partita amichevole dal novembre 2001, a Breslavia contro la Polonia. Nelle partite di qualificazione (europea o mondiale) dobbiamo però raccontare un’altra storia, e qui i ragazzi di Prandelli, nelle 22 partite giocate sotto la sua gestione, hanno ottenuto 14 vittorie, 7 pareggi e una sola sconfitta, quella contro la Spagna nella finale dell’Europeo 2012.

La Confederations Cup è un impegno ufficiale, che ha la sua importanza nel calendario FIFA, e quindi vorremmo vedere un altro tipo d’Italia rispetto a quella vista contro Haiti, “l’Italia vera”, ci va bene anche quella delle qualificazioni. Oddio, se poi si riuscisse a fare qualcosa di più rispetto a Praga tanto meglio, ma il problema fisico degli Azzurri (tipico nel mese di giugno) è apparso evidente a tutti.

Prandelli probabilmente, opterà per il 4-3-1-2, che sta diventando un po’ il marchio di fabbrica della sua nazionale, ma da un po’ sta sperimentando anche il 4-3-3, con l’intenzione di allargare il gioco, sfruttando esterni di qualità e di ruolo, come El Shaarawy, Candreva e Cerci. L’esperimento non è funzionato contro Haiti (ma cosa è funzionato?) ma la condizione atletica mostrata dagli italiani era troppo scarsa per mettere in difficoltà un avversario anche del livello degli haitiani.

La condizione siamo sicuri che crescerà, perché è sempre successo così anche in passato. Infatti, anche durante Europei e Mondiali vincenti, l’Italia è sempre partita a rilento, migliorando poi di partita in partita (rivedetevi quanto successo a Spagna 82, Usa 94, Germania 2006 e Polonia-Ucraina 2012).

L’importante per Prandelli, sarà trovare un’identità precisa e definita, più nello stile di gioco e nell’approccio alla partita che non nella tattica, dove gli Azzurri hanno già dimostrato la loro duttilità. La Confederations Cup non è il Mondiale, ma certe figure a livello internazionale quando si indossa la maglia azzurra, è sempre meglio evitarle.

 

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