Italia: oltre ai tre punti...non c'è di più


C’era appena stato detto che il pubblico brasiliano aveva scoperto una “nuova Italia”, non più catenacciara e difensivista, ma un’Italia diversa, fatta di possesso palla e gioco propositivo- obiettivi inseguiti da Prandelli fin dal suo arrivo sulla panchina azzurra nell’estate del 2010- che all’improvviso, la scorsa notte è tornata un’Italia paurosa, flaccida, rinunciataria, ma fortunatamente, con la buona sorte dalla propria parte.

C’è poco da salvare nella seconda partita del gruppo A di Confederations Cup contro il Giappone, se non la cosa più importante: il risultato.

I giapponesi allenati da Zaccheroni, hanno dominato per la prima mezz’ora- e si sono portati meritatamente in vantaggio per 2-0- tenendo poi il pallino del gioco per il resto della partita. La squadra nipponica, ha reso evidente una grande verità del calcio moderno: una buona organizzazione tattica e un’ottima preparazione atletica, possono azzerare qualsiasi disparità tecnica sul campo ( a meno che i valori siano troppo marcati, come nel caso di Spagna-Haiti di stasera per esempio). Il Giappone è rimasto organizzato in tutti i reparti, ha corso- tanto e bene- mantenendo lucidità in tutte le zone del campo. Un’altra squadra rispetto a quella vista contro il Brasile, però ieri sera gli Azzurri hanno corso la metà rispetto ai loro avversari e sono arrivati sempre in ritardo sul pallone.

Nonostante ciò, l’Italia è riuscita a recuperare da 0-2 a 3-2, grazie si a un autogol e un rigore semi-inventato- e con la gentile partecipazione della difesa giapponese- ma anche grazie a una forza di reazione e una capacità di non scomporsi nel momento di massima difficoltà, che vanno comunque a merito degli Azzurri e del loro allenatore.

Dopo il 3-3 realizzato da Okazaki (migliore in campo fra gli asiatici insieme a Kagawa e Honda), l’Italia è riuscita ancora a trovare il definitivo vantaggio con una bella combinazione fra Marchisio e Giovinco, anche se nel frattempo il Giappone era riuscito a sbagliare l’impossibile colpendo pali e traverse.

Nonostante tutto è arrivata la qualificazione alla semifinale, e ora si potrà affrontare il Brasile con meno paura e probabilmente anche le motivazioni saranno diverse.

L’ultima annotazione riguarda la tattica. Prandelli anche ieri sera  è partito con il 4-3-2-1, dopo che in alcune amichevoli aveva sperimentato il 4-3-3, per poi passare al “vecchio” 4-3-1- 2 (modulo con il trequartista), quando si è trovato in svantaggio di due gol. Questo a dimostrazione che molto spesso più che la disposizione in campo, contano le motivazioni e l’approccio alla partita da parte dei giocatori ( e dell’allenatore).

 

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