Le convinzioni politiche di Di Canio, sono l'ultimo dei problemi del Sunderland


Dopo che il Sunderland ha annunciato l’intenzione di sostituire Martin O’Neill con Paolo di Canio, il deputato laburista David Milliband, ha reso pubblica la sua intenzione di lasciare un ruolo dirigenziale all’interno del club. Milliband ha avuto un padre che ha combattuto i fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale e da questo punto di vista, la sua decisione è giustificabile.

Uno degli aspetti migliori di vivere in una democrazia però, è la libertà che ci viene lasciata di esprimere le nostre opinioni anche da un punto di vista politico, ed eventualmente contrastare le idee altri, se non collimano con le nostre. Non si può però bloccare delle idee di altri che riteniamo assurde, o semplicemente far finta che non esistano. Si può però combatterle opponendo una visione magari più logica, un’alternativa politica magari più al passo coi tempi ma in nessun modo, almeno in democrazia, si può mettere totalmente sotto silenzio l’idea di un’altra persona.

Nello stesso tempo Di Canio dice di essere stato mal interpretato e se ha sempre dichiarato di essere fascista, nessuno gli può appioppare l’etichetta di razzista, perché è assolutamente lontana dalle sue idee.

Certo, se vogliamo vederla da un punto di vista razionale, l’idea del Sunderland non è delle migliori. Il Nordest dell’Inghilterra è storicamente in mano alla sinistra e il Partito Laburista ha raccolto qui sempre tantissimi voti, anche in tempi recenti. Mettere anche solo un direttore del Daily Telegraph- che non può certo essere considerato un giornale di sinistra- al vertice del club potrebbe essere rischioso. Figuriamoci un allenatore, che non ha mai nascosto, anzi, le sue simpatie fasciste.

Però, come abbiamo visto più volte nel calcio di oggi, i tifosi si sentono sempre meno legati alle idee politiche dei loro eroi. Thaksin Shinawatra, qualche anno fa, è stato ben accolto dai tifosi del Manchester City, nonostante Amnesty International lo accusasse di violazioni contro i diritti umani. L’allora presidente del City però, investì parecchi soldi nel club per acquistare nuovi giocatori e per portare gli Sky Blues in alto, e molti parvero compiacersene.

Sempre in tempi recenti, abbiamo visto che molti tifosi difendono i propri beniamini all’infinito, a volte anche di fronte all’evidenza dei fatti. Così se un giocatore di Premier League entra in una stanza e comincia a sparare con una pistola a dei gatti, di li a poco troveremmo un video su Twitter di qualche tifoso, che “proverà” in maniera inconfutabile che i felini si sono uccisi da soli.

Quando le polemiche di questi giorni saranno finite, siamo sicuri che Di Canio non verrà giudicato per le sue idee politiche, ma per i risultati del campo. Quindi, in base a questi sarà lui l’uomo giusto per salvare il Sunderland? Finora Di Canio ha vinto la League Two con lo Swindon Town, ma a questo punto perché non è stato preso in considerazione anche Martin Allen?

Dopo tutto, Allen è in testa alla League Two con il Gillingham. In più ha quasi vinto il titolo di Conference con il Barnet e ha portato per ben due volte il Brentford ai playoff. E’ più che qualificato quindi. Eppure non abbiamo visto il suo nome fra i papabili candidati alla panchina del Sunderland.

Quindi, in definitiva, crediamo che Di Canio sia stato assunto non per il suo curriculum di allenatore, ma per quella che possiamo definire una “personalità dinamica”. Lo stesso presidente dello Swindon, Nick Watkins, ha definito le sue capacità nello spogliatoio, come un “saper tenere un gruppo attraverso l’utilizzo delle bombe a mano”.

Così che a partire già dalla prima partita ci saranno tifosi pronti a criticare Di Canio per le sue idee politiche e anche loro andranno rispettati nella loro protesta, se sarà civile, ma ciò che sembra più opinabile è perché la dirigenza abbia assunto un allenatore con così poca esperienza per una situazione di classifica così delicata. Quindi, al momento, le convinzioni politiche di Di Canio, sono l’ultimo dei problemi del Sunderland.