L'ultimo balzo della Pantera


Quando tirò, vide che si alzò da terra di almeno un metro. Fu un tiro impressionante, Trapattoni non era riuscito a tenerlo e lui si trovò davanti a me e mi fulminò con quel tiro”. Questo ricordo di Giorgio Ghezzi del gol segnato da Eusebio (foto sotto) nella finale di Coppa Campioni fra Milan e Benfica a Wembley il 22 maggio del 1963- i rossoneri poi ribaltarono il risultato e vinsero con una doppietta di Altafini- ci è sempre rimasto impresso, ancor di più oggi, che Eusebio da Silva Ferreira se n’è andato, ci ha lasciati per un arresto cardiaco all’età di 71 anni.

Eusebio era nato in Mozambico- allora colonia portoghese- il 25 gennaio del 1942 e, fin da piccolo, aveva mostrato grandi doti di atleta. Iniziò a giocare a calcio nelle giovanili dello Sporting Marques e, dopo aver provato anche a giocare a basket e aver provato con l’atletica leggera- sport nei quali comunque eccelleva- decisi di dedicarsi completamente al calcio.

Nel 1960 arrivò il trasferimento che gli cambiò la vita e qui Eusebio qualche anno fa fece chiarezza su un episodio del quale si era parlato spesso in passato. Lo Sporting Marques era una filiale dello Sporting Lisbona, ma il giovane campione firmò per il Benfica, e alcuni emissari dello Sporting dissero che Eusebio era stato rapito dalle Aquile. Lui però smentì il fatto, dicendo che era stata sua madre ad occuparsi del trasferimento e non c’era stato rapimento di nessun tipo da parte dei dirigenti del Benfica.

Con le Aquile di Lisbona, Eusebio conquistò la Coppa dei Campioni del 1962 in finale con il Real Madrid da assoluto protagonista. Vittoria dei portoghesi per 5-3, con Eusebio trascinatore con una doppietta. Nel 1965 arrivò anche il Pallone d’Oro, ma l’evento che fece davvero conoscere Eusebio al mondo intero, furono i Mondiali d’Inghilterra del 1966. I media inglesi, vedendolo giocare, lo soprannominarono “Black Panther” e da allora il campione mozambicano divenne per tutti la Pantera Nera. L’attaccante disputò un grandissimo torneo, segnò nove gol- capocannoniere della manifestazione- e condusse i lusitani a uno storico terzo posto, dopo la sconfitta di misura nella semifinale con l’Inghilterra.

In carriera, Eusebio vinse per undici volte il campionato portoghese e cinque coppe del Portogallo con il Benfica, prima di andare a svernare in Canada, Messico e Stati Uniti, dove vinse un campionato della NASL con i Toronto Metro Croatia.

Eusebio non abbandonò mail il Benfica, di cui ne diventò l’ambasciatore nel mondo, oltre che di tutto il calcio portoghese in generale. Nel 2012, durante gli Europei, ebbe un ictus. Oggi ci è arrivata notizia della sua morte. Pochi giorni prima del suo 72° compleanno, e pochi mesi prima che la Champions League sarebbe stata assegnata nel suo stadio, l’Estadio da Luz, dove Eusebio dimostrò a tutti cosa vuol dire essere un fenomeno del calcio.