Martin O'Neill ha pagato il prezzo di non essersi adattato ai tempi


Appena ripresa la Premier League dal break per gli incontri delle nazionali, e già abbiamo avuto un altro cambio su una panchina. Il presidente del Sunderland Ellis Short, in seguito alla sconfitta della sua squadra con il Manchester United, ha deciso di sollevare dall’incarico Martin O’Neill e di sostituirlo con Paolo Di Canio.

Le discussioni principali in questi giorni, riguardano proprio il nuovo allenatore italiano, sia per la sua scarsa esperienza in panchina, sia soprattutto, per le sue manifeste simpatie fasciste.

L’unica cosa certa è che Di Canio dovrà essere veloce a capire quali sono i problemi del Sunderland, perché mancando solo sette partite alla fine della Premier, non c’ molto tempo per fare esperimenti o andare per tentativi.

Ma quali sono i reali problemi del Sunderland? Hanno un presidente che non si tira indietro quando c’è da spendere; hanno un ottimo portiere, un capitano combattivo e coraggioso e un attaccante che sa fare goal. In più, hanno un pubblico appassionato, che solitamente segue e incita la squadra, nel bene e nel male. Così che l’unico problema vero sembra essere stato quello dell’allenatore.

Sia i tifosi del Wycombe Wanderers che quelli del Leicester City possono dire che Martin O’Neill è stato l’allenatore più vincente delle loro squadre. Ha guidato il Celtic in un periodo nel quale gli Hoops hanno dominato il calcio scozzese e ha portato l’Aston Villa molto vicino alle prime quattro posizioni della classifica di Premier. Così, che quando fu assunto dal Sunderland, O’Neill aveva un curriculum di tutto rispetto. I tifosi dei Black Cats tendono ad essere pessimisti, ma nessuno di loro poteva pensare che, 18 mesi dopo l’assunzione dell’allenatore irlandese, la loro squadra si sarebbe trovata in questa situazione.

Il problema principale di O’Neill è uno solo: non  è stato al passo coi tempi.

Da quando O’Neill ha assunto il suo primo incarico in panchina nel 1990, il calcio è cambiato radicalmente. Da quando ha vinto la Coppa di Lega con il Leicester il calcio si è evoluto. Da quando ha stretto la mano a Mourinho dopo una finale di Coppa Uefa persa con il Celtic, abbiamo avuto un altro calcio. Ma non solo: da quando ha lasciato l’Aston Villa tre anni fa, il calcio è cambiato. In questi 23 anni però, Martin O’Neill non è cambiato per niente.

E’ sempre stato un seguace di Brian Clough, preferendo compare giocatori britannici, pagandoli bene, facendoli poi giocare con il classico 4-4-2 e cercando di dare più importanza al rapporto coi giocatori rispetto all’aspetto tattico.

Negli ultimi anni però, abbiamo visto che molte squadre hanno abbandonato il 4-4-2, molti hanno valorizzato la capacità dei difensori di iniziare l’azione da dietro, per non dire della capacità di giocare fra le linee, che sembra una delle linee guida del calcio moderno.

La filosofia di gioco di O’Neill era sempre funzionata in precedenza, e sarebbe funzionata anche al Sunderland probabilmente, se fosse arrivato quattro o cinque anni fa. Ma la sua ostinazione a non voler cambiare, a non adattarsi ai tempi, è costata a lui la panchina e potrebbe costare al Sunderland il futuro in Premier.

Il giorno che Alex Ferguson si ritirerà, oltre a celebrare i suoi successi di questi anni, dovremmo complimentarci con lui soprattutto per la sua capacità di adattamento ai cambiamenti avvenuti nel calcio nei suoi 26 anni allo United. In questo Sir Alex non ha rivali, e i risultati parlano per lui.

Di Canio, al di la delle polemiche sulle sue idee politiche, ha dimostrato allo Swindon di essere un allenatore con una certa flessibilità tattica e con una mente pragmatica. Questo potrebbe già essere un buon inizio.