Montella sempre più in bilico, ma chi può realisticamente sostituirlo al Milan?


Panchine che scricchiolano, presidenti che brontolano, squadre che non ingranano. Ma dopo sette giornate di campionato nessuna testa è sin qui caduta, almeno in Italia. Anche se la lunga sosta, che consentirà all’Italia di giocare con Macedonia e Albania, rischia comunque di essere fatale per quei tecnici la cui classifica è deficitaria, il rendimento è insufficiente.

Non ha un vero e proprio ultimatum Vincenzo Montella, di sicuro il tempo degli alibi è finito. E anche la pazienza della dirigenza non è illimitata. Il tecnico rossonero, messo sul banco degli imputati dalla società stessa dopo la batosta di Marassi l’ultima domenica di settembre (impietoso il paragone con il collega doriano Giampaolo elogiato per aver battuto i rossoneri nonostante il fatturato dei liguri sia un terzo di quello milanista), anche dopo la seconda sconfitta consecutiva (in casa con la Roma) gode ancora della fiducia di Fassone e Mirabelli. Anche perché non sarebbe saggio cambiare prima del derby, e soprattutto a Casa Milan non ci sono neppure idee chiarissime su eventuali sostituti. Negli ultimi dieci giorni sono stati snocciolati nomi di possibili candidati praticamente ogni 24 ore, ma nessuno, in questo momento, pare più favorito di altri. Si è cominciato con Mazzarri e Paulo Sousa (sarebbe perfetto per il ruolo, utilizza il 3-5-2) subito dopo la sconfitta con la Sampdoria, poi si è tirato in ballo il nome di Antonio Conte che sembrava sul punto di lasciarsi col Chelsea, quindi si è puntato su Carlo Ancelotti che invece col Bayern è davvero arrivato al punto di rottura. Dopo la citazione è toccata a Gattuso (anche perché, si sussurra, il Milan avrebbe chiesto a Toscano e Benito Carbone eventuale disponibilità per allenare la Primavera), e poi a Fabio Capello. Non poteva mancare Marcello Lippi (per il ruolo di direttore tecnico) e con lui Tuchel e Luis Enrique.

Pochi accetterebbero il ruolo di traghettatore, pochissimi prenderebbero la squadra in corsa anche con la promessa di un contratto pluriennale. La sensazione è che la società farà di tutto per andare avanti con Montella fino a maggio per poi cambiare ancora una volta a fine stagione e puntare su Conte o Ancelotti. Il primo è praticamente un separato in casa col Chelsea, vuole tornare in Italia dove ha lasciato molti progetti in sospeso ma sa benissimo che nei prossimi mesi potrebbero arrivare altre prestigiose sirene (Psg o Real Madrid in caso di insuccessi). Diverso il discorso per Carletto: nelle ultime ore da Gerusalemme ha ribadito che per ora di tornare ad allenare non ne vuol sapere. A 58 anni ha pure il diritto di prendersi una bella vacanza in Canada con la moglie andando a pescare salmoni. Ciò che resta un mistero è invece quel che vorrà fare fra 10 mesi: la Roma (nonostante il buon inizio di Di Francesco) lo sta aspettando da anni, la Nazionale farebbe carte false per dargli la panchina e il Milan... sogna di poterlo riabbracciare. Quasi certamente il tecnico emiliano non emigrerà in Cina nonostante le due offerte monstre di Guanzhou e Shangai e difficilmente accetterà le proposte (pur importanti) della Mls americana, anche se ovviamente questa soluzione non dispiacerebbe alla consorte. E allora, con Montella esposto al vento che può diventare tempesta, può diventare davvero la sua prossima casa. Per questioni di cuore più che concrete.

Montella però deve far finta di nulla e andare avanti. Vincenzino, scelto dalla vecchia dirigenza, è stato lasciato dai nuovi proprietari in panchina in estate più per non consumare una scelta impopolare che per reale convinzione (a lungo ha convissuto con l’ombra di Roberto Mancini). Gli è stato rinnovato il contratto e messa a disposizione una campagna acquisti pensata inizialmente per far giocare la squadra con il 4-3-3. Poi, l’ingaggio inaspettato di Bonucci (peraltro voluto dallo stesso allenatore che con lo juventino condivide il procuratore) ha costretto il tecnico a ripensare il modulo e a virare sul 3-5-2, schieramento che ovviamente penalizza Suso (che la società avrebbe anche ceduto in estate e a cui, invece, pochi giorni fa ha rinnovato il contratto fino al 2022) e Calhanoglu che non è esterno e nemmeno mezzala (è un dieci puro). Morale: Montella dopo sette giornate di campionato è alla ricerca di una formazione base (ne ha già cambiate 13 nelle tredici gare ufficiali), anche se l’ultima, con i nuovi acquisti (tranne l’infortunato Conti) e il modulo che piace a Mirabelli, potrebbe mettere tutti d’accordo.

Se Montella almeno fino al derby può stare tranquillo, altri tre allenatori (che lottano per non retrocedere), Pecchia, Baroni e Bucchi, sono a un passo dal baratro. Il primo è Pecchia, con due punti in classifica e in rotta di collisione con Pazzini: a Verona girano i nomi di Ballardini, Iachini, Reja e Colantuono e nonostante il pirotecnico pareggio in casa del Torino, la società veneta ha ancora parecchi dubbi.

E’ sulla graticola anche Baroni, in fondo alla classifica con 0 punti: Reja a Colantuono possibili sostituti. Non sta messo meglio Bucchi che finora ha raccolto solo 4 punti: occhio a De Zerbi, che il Sassuolo avrebbe voluto già la scorsa estate.