Perchè le naturalizzazioni potrebbero minare il calcio fra nazionali


Se la Federazione inglese continuerà nel suo tentativo di naturalizzare Adnan Junazaj, allora è proprio arrivato il momento di fare un bel discorso riguardante le sfide fra nazionali.

Se l'idea di crescere una nuova generazione di giovani talenti inglesi viene messa da parte dopo l'esplosione di un giovane belga-albanese, allora perchè la federazione sta perdendo ancora tempo?

Perchè allora non andare alla ricerca nel mondo di nuovi talenti da naturalizzare? Perchè non chiedere al governo una nuova legge che possa facilitare l'ottenimento della nazionalità inglese?

La cosa migliore da fare sarebbe quella di andare a Copacabana e mettere in una rete tutti i ragazzini che giocano sulla spiaggia e portarli in Inghilterra.

Abbiamo sempre inteso il calcio fra nazionali come uno scontro fra diverse nazioni. Ma cosa andiamo a testare quando si vogliono naturalizzare dei ragazzini stranieri? Chi ha il migliore sistema amministrativo? Chi ha un servizio di risorse umane più avanzato e moderno?

Ci sono tante storie che arrivano anche dal passato. La Spagna che nel 2008 è diventata campione d'Europa dipendeva a centrocampo dal lavoro di Marcos Senna, un brasiliano. La Croazia in questi anni ha avuto un'ottima squadra, con in attacco Eduardo, un nome non così croato. E cosa dire poi di Alfredo di Stefano? Ha giocato con tre nazionali diverse: Argentina, Colombia e Spagna.

Nessuno sta dicendo qui che le naturalizzazioni a volte non siano giuste. Guardiamo a Mo Farah ad esempio. Nato in Somalia, è arrivato in Inghilterra solo all'età di otto anni, ma chi può mettere in dubbio che non sia davvero britannico o lui non si senta tale? Oppure il caso di Saido Berahino al West Bromwich Albion, un giocatore nato in Burundi che potrebbe diventare l'attaccante dei Tre Leoni nei prossimi cinque anni.

Ci sono alcune storie che ti toccano il cuore, ma il problema è quando si usano espedienti o trucchetti per ottenere una nazionalità. Quando un giocatore decide di cambiare nazionalità non per giocare nella patria che ha accolto lui e la sua famiglia dopo essere scappati da una guerra, ma perchè quella nazione gli da più probabilità di giocare e magari gli da la possibilità di partecipare ad eventi come gli Europei e il Mondiale. La FIFA dovrebbe intervenire duramente in questi casi e obbligare tutti i giovani calciatori a scegliere la loro nazionalità all'età di 17 anni, ma siamo sicuri che in questo periodo negli uffici di Zurigo hanno ben altre cose a cui pensare.

La questione non riguarda solo i calciatori, ma anche gli allenatori. Ci piace Eriksson e lo consideriamo un bravo allenatore, ma se nel 2002 la nazionale inglese avesse vinto il Mondiale con uno svedese in panchina, sarebbe stata davvero una vittoria dell'Inghilterra? Qualsiasi nazionale che sta ai primi 50 posti della classifica della FIFA necessita davvero di un allenatore straniero?

I club sono i proprietari dei giocatori e sono quelli che li pagano. I club danno in prestito i loro calciatori alle nazionali perchè si è sempre fatto così in passato, ma se il calcio fra nazionali non dipende più dall'orgoglio di giocare per la propria patria ma è diventata solo una questione di nazionalizzazioni e naturalizzazioni per vincere, lo faranno ancora in futuro?

Per molti tifosi ormai, i break per i weekend delle nazionali sono diventati solo delle seccature e tutti sperano che i giocatori del loro club non tornino infortunati dagli incontri con le nazionali. La FIFA deve intervenire, anche perchè non siamo così sicuri che in un futuro non troppo lontano i club consentiranno ancora ai loro giocatori di andarsene per due settimane per giocare con "altre squadre".

 

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