Prove di finale mondiale: il pragmatismo brasiliano contro il "toque" spagnolo


Forse quel rigore di Bonucci, tirato verso il cielo di Fortaleza giovedì sera, ha fatto male a tutti gli italiani, ma non alla maggior parte degli appassionati di calcio del globo terrestre, tutti quelli cioè che dall’inizio della Confederations Cup si aspettavano una sfida in finale fra Brasile e Spagna.

Molti ritengono che questa sarà un anticipo della finale mondiale dell’anno prossimo, ma in un anno solare molte cose possono cambiare, soprattutto in ambito calcistico. Di sicuro, sarà una sfida fra due modi diversi di intendere il calcio, due filosofie di gioco, due approcci diversi alla partita, esemplificati perfettamente dai due allenatori: Felipe Scolari e Vicente Del Bosque.

La nazionale brasiliana da tempo, non è più l’espressione del “futebol bailado”o almeno non del tutto. Basta leggere la formazione che scende in campo stasera, con Luiz Gustavo e Paulinho, uomini di lotta e di governo a centrocampo. I brasiliani poi schierano si Fred come terminale offensivo, ma hanno anche un attaccante forte fisicamente come Hulk sulla fascia e un genietto che corre e lotta come Oscar sulla fascia opposta a quella dell’attaccante dello Zenit San Pietroburgo. La fantasia è affidata a Neymar, libero di muoversi su tutto il fronte d’attacco- anche se spesso parte da sinistra- e di inserirsi in zona gol. Il gioco poi, scorre veloce sulle fasce- come da tradizione brasiliana, soprattutto recente- con Dani Alves e Marcelo che sono più bravi ad attaccare che non a difendere.

In una recente intervista alla Bbc, Mario Zagallo, ha detto che il Brasile del 1970 in Messico- da lui allenato- giocava proprio come la Spagna di oggi, con il possesso palla e senza un centravanti di ruolo. Di sicuro quella è stata una formazione stellare, probabilmente il Brasile più forte di tutti i tempi, grazie anche a un Pelè arrivato al top della carriera e a un ritmo di gioco che non era certo come quello attuale. Sempre dalla Bbc, Tim Vickery- corrispondente dal Brasile per il network inglese- ha identificato una data nella quale il gioco del Brasile è cambiato drasticamente: 3 luglio 1974. Quel giorno, l’Olanda di Cruyff vinse con il Brasile per 2-0 e volò nella finale mondiale con la Germania Ovest. Quella nazionale brasiliana, scoprì all’improvviso che c’erano giocatori che andavano a una velocità doppia rispetto al loro ritmo di gioco, e che i difensori potevano rendersi pericolosi in attacco e il più delle volte trasformarsi in attaccanti aggiunti.

Noi, che siamo d’accordo con Tim, aggiungeremmo un’altra data e cioè il 5 luglio del 1982, quando l’Italia di Bearzot sconfisse un Brasile che giocava “come soltanto in paradiso”. Nel 1986 il Brasile giocava ancora una specie di “futebol bailado” ma già dal 1990 e soprattutto nel 1994, lo stile si era trasformato e il Brasile era diventato più pragmatico e vincente.

Stasera, dall’altra parte ci sarà la Spagna, che è sempre rimasta una bella incompiuta fino all’Europeo del 2008, quando gli spagnoli si presero la palla, e ad oggi non l’hanno ancora restituita. Il “tiki-taka” o “toque” spagnolo, ha cambiato a sua volta il calcio, esaltando i concetti di Arrigo Sacchi della fine degli anni Ottanta e portando il possesso palla a un altro livello. Grazie a giocatori tecnici come Xavi, Iniesta, Fabregas, Davis Silva e anche difensori capaci come Sergio Ramos, Puyol, Pique, la Spagna va all’assalto della palla appena questa entra in possesso dell’avversario, aggredendolo nella sua trequarti campo. Il movimento di tutti i giocatori è fondamentale- soprattutto di quelli senza palla- e chi ha il pallone, ha almeno sempre due o tre opzioni di gioco sia in fase di attacco sia in fase di uscita, dopo una fase difensiva.

Dopo le debacle di Barcellona e Real Madrid nelle semifinali di Champions league, molti avevano già cantato il “de profundis” per il calcio spagnolo ma, dopo due Europei e un Mondiale- oltre a vari titoli internazionali vinti dal Barcellona- gli spagnoli sono ancora li, a giocarsi un’altra finale che stavolta varrà la Confederations Cup.

Soltanto trent’anni fa, prima di un Brasile-Spagna, avremmo parlato della bellezza brasiliana opposta alla “garra” spagnola, oggi i maestri del calcio sono gli spagnoli, mentre i brasiliani sanno vincere partite che in passato avrebbero perso per troppa superbia. E’ il calcio che si evolve, ed è per questo che continuiamo ad amarlo.

 

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