Qual è l'obiettivo di Guardiola? Creare una dinastia...


 

La scorsa notte, dopo aver condotto i Miami Heat a un altro titolo di NBA, LeBron James ha dichiarato ai colleghi di ESPN.” Ogni essere umano deve provare a migliorarsi. Pur se stai facendo grandi cose, ogni giocatore ed ogni squadra possono fare meglio. Se non è possibile migliorarsi fisicamente lo puoi fare da un punto di vista mentale, ma bisogno sempre tendere al miglioramento”.

Queste sono le parole non solo di un grande campione, ma di un perfezionista.

I Miami Heat non solo l’unica squadra al mondo che vuole mirare alla perfezione. Quando Pep Guardiola verrà presentato alla stampa domani, la prima domanda che sicuramente gli faranno sarà:” Cosa potrai fare per migliorare la squadra campione d’Europa?”

Guardiola, occorre ricordarlo, ha firmato un contratto di tre anni, d è giusto giudicarlo solo alla fine del suo mandato. Lo spagnolo, probabilmente non vincerà un Triplete al primo anno (cosa che ha fatto il Bayern quest’anno) ma nella conferenza stampa di presentazione, probabilmente insisterà sul “mantenere” il Bayern a un certo livello. In realtà, sappiamo benissimo che la sua missione sarà quella di creare un “impero”.

E’ da un po’ che non esistono dinastie nel calcio europeo. Il Barcellona è andato vicino a vincere due Champions League consecutive, ma bisogna risalire al Milan di Sacchi alla fine degli anni ottanta, oppure al Liverpool di Paisley a cavallo fra anni Settanta e Ottanta, per vedere delle vere e proprie dinastie nel calcio. Il Bayern poi, non raggiunge quei livelli dai tempi di Beckenbauer, a metà degli anni Settanta.

Se Guardiola riuscirà a portare ancora due Champions League e magari due titoli di Bundesliga durante i suoi tre anni di contratto, sicuramente entrerà nella storia del club, ma Guardiola è un uomo intelligente, e sa che può incorrere già da subito in difficoltà e problemi.

 

 

 

 

 

Nella sua prima stagione al Camp Nou, il Barcellona vinse la Liga, la Copa del Rey e la Champions League, e concluse il 2009 con un totale di sei trofei. Guardiola però, ha sempre firmato contratti di un anno con i catalani, e ha deciso di lasciare, quando secondo lui la sua squadra aveva già espresso il meglio. Ora arriva in Baviera e troverà una situazione diversa rispetto a quella che si era trovato al Barca all’inizio ( i Blaugrana dovevano dare inizio a una ricostruzione) e per il tecnico questa sarà una sfida ancora più importante.

Mercoledì mattina, Guardiola dirigerà il suo primo allenamento da tecnico del Bayern- si dice davanti a qualcosa come 25.000 spettatori- e, se per i bavaresi in questa stagione ci potrebbe essere un rischio appagamento, l’arrivo di Guardiola sarà il miglior stimolo per i giocatori, per proseguire a vincere e dare il meglio di loro stessi.

La chiave per costruire una dinastia però, è la capacità di evolvere. Nel Liverpool che battè in finale di Coppa dei Campioni il Real Madrid nel 1981, c’erano solo quattro giocatori che quattro anni prima avevano ottenuto lo stesso trofeo contro il Borussia Moenchengladbach.

Nel Barcellona di Guardiola che nel 2011 vinse in finale con il Manchester United, c’erano sette giocatori che avevano battuto lo stesso avversario per la stessa coppa nel 2009, e sarebbero stati otto, se Puyol non si fosse infortunato prima della finale. Al Bayern, Guardiola dovrà prendere decisioni radicali anche in questo senso. Durante i tre anni che passerà a Monaco, Schweinsteiger, Gomez, Dante, Mandzukic, Robben, Neuer e il capitano Lahm, scavalleranno tutti i 30 anni, così che il tecnico, durante il suo mandato, sarà chiamato a prendere anche decisioni impopolari.

Durante la prima stagione, il lavoro di Guardiola sarà soprattutto sull’aspetto psicologico, cercando non solo di mantenere il Bayern davanti agli altri, ma provando a migliorarlo ancor di più, per fare in modo di creare una dinastia bavarese, che duri nel tempo.