Rafa Benitez al Napoli. Sarà lui il simbolo della "napoletanità"?


Rafa Benitez è il nuovo allenatore del Napoli. L’annuncio è stato dato ieri, via Twitter, dal presidente dei partenopei Aurelio De Laurentiis. Sarà quindi l’allenatore spagnolo il simbolo di quella “napoletanità” richiesta come requisito necessario dal vulcanico presidente dei partenopei?

Difficile che si possa vedere Benitez parlare napoletano- mai dire mai- però l’allenatore, nato a Madrid, ha saputo calarsi bene nelle realtà nelle quali ha lavorato, lasciando in molti casi buoni ricordi di se e anche qualche coppa in bacheca.

Il pubblico italiano ha negli occhi ancora il Benitez arrivato nel 2010 nell’Inter del “post-Triplete”, un’Inter stanca e svuotata, che aveva bisogno di qualcuno che la facesse rifiatare dopo “gli straordinari” richiesti da Mourinho. Quella squadra poi andò meglio con Leonardo in panchina, ma Benitez lasciò Milano con una Supercoppa italiana e un Mondiale per club. Altri hanno negli occhi l’ultimo Benitez, contestato fin dal suo arrivo a Stamford Bridge per screzi del passato avvenuti durante le sfide fra i Blues e il Liverpool e bollato da subito come “Interim One”. Anche a Londra però, il tecnico spagnolo ha lasciato il club con un’Europa League in più in bacheca e un quarto posto che garantirà al suo successore (Mourinho?) la partecipazione alla prossima Champions League.

Benitez però, in precedenza, era stato anche quello di Valencia, dove arrivò nel 2001- dopo Cuper e le due finali di Champions League perse- e pian piano costruì una squadra in grado di vincere tre anni dopo la Liga- ultima squadra a farlo al di fuori del duopolio Real Madrid-Barcellona- e la Coppa Uefa nella finale di Goteborg con il Marsiglia. Quel Valencia giocava un buon calcio e permise a Rafa di farsi conoscere anche sula platea internazionale.

Dopo la Spagna, arriverà anche la sua avventura inglese, la più importante fino a questo momento. L’esperienza a Liverpool può in qualche modo essere paragonata a quello che troverà a Napoli, almeno come ambiente: tanto entusiasmo, squadra che non vince il campionato da molto tempo- gli ultimi scudetti di Napoli e Liverpool risalgono alla stagione 1989/90- società che hanno voglia di investire per ottenere risultati di prestigio e possibilità da subito di essere protagonisti sul palcoscenico europeo. Benitez in questa realtà si è calato benissimo, tanto da essere diventato un idolo della Kop ed aver assicurato ai Reds, nei sei anni di permanenza, una Coppa d’Inghilterra, un Community Shield, la Champions League del 2005 e la Supercoppa Europea nello stesso anno.

Per il Napoli del futuro, qualcosa cambierà anche tatticamente, perché Benitez solitamente adotta il 4-2-3-1 ma non è un integralista tattico, anzi finora è stato bravissimo ad adattarsi alle varie realtà alle quali si è trovato di fronte. Al Chelsea questo modulo era quasi d’obbligo, avendo due centrocampisti forti nell’interdizione (Ramires e Lampard, ma anche Mikel e David Luiz, senza dimenticare che a Napoli troverà Behrami e Inler) e tre giocatori perfetti per giocare alle spalle di una prima punta ( Oscar, Hazard e Mata).

Prima di parlare di tattica però, bisognerà aspettare cosa porterà- o toglierà- il mercato, sicuri comunque che il Napoli si sia assicurato per la panchina, un grande professionista.