Twitter: dove calciatori e dirigenti diventano ultrà.....in 140 caratteri


Che i social media siano una grande opportunità per tutti- soprattutto per chi è impegnato in ambito giornalistico- è evidente, che molto spesso vengano utilizzati in maniera errata, è altrettanto lapalissiano.

Calciatori e dirigenti italiani, nell’ultimo weekend, sono entrati a “gambe unite” nel fantastico mondo di Twitter, scatenando polemiche e aprendo temi di discussione.

Recentemente, Joey Barton, che finora in carriera si è fatto notare di più per i suoi tweet che non per quanto fatto sul terreno di gioco, recentemente, mentre seguiva in tv la diretta di PSG-Barcellona, si è lanciato in uno dei suoi tremila tweet giornalieri, scrivendo che Thiago Silva è un giocatore sopravvalutato e che più che altro ha l’aspetto di un travestito. Stranamente il giocatore brasiliano non l’ha presa benissimo, ma a sua volta ha ritwittato di aver sentito che un giocatore inglese, di cui non ricordava il nome, ha iniziato a sparlare male di lui e di Neymar su internet……Anche la stampa francese non è rimasta entusiasta del centrocampista del Marsiglia, e l’Equipe si è chiesto in prima pagina se fosse quello ciò che gli inglesi chiamano “British humor….”

Lo scorso weekend è stata la volta dell’Italia. Dopo la partita fra Napoli e Cagliari- cui è seguita la solita rissa che sui nostri campi non può mai mancare- De Laurentiis si è premurato subito di twittare:” questa vittoria la dedico a Cellino,Astori e Nainggolan”. Poca soddisfazione per una vittoria ottenuta in extremis, in maniera rocambolesca e che probabilmente significa Champions League senza passare dai preliminari, ma più che altro atteggiamento ultrà verso l’avversario sconfitto e ricerca dello scontro verbale attraverso i social network.

A loro volta, Behrami e Nainggolan- due fra i più esagitati durante la partita- si sono scambiati tweet di fuoco, anche se il centrocampista cagliaritano si è premurato di chiarire a uno dei suoi follower- e qui abbiamo la riprova anche che un qualsiasi tifoso ora può ottenere delle notizie fresche da un giocatore senza passare dai giornalisti- che in campo Behrami non gli ha mai intimato di stare tranquillo perchè altrimenti sarebbe stato difficile, per il belga di origini indonesiane, giocare al San Paolo la prossima stagione.

Nel frattempo, in Inghilterra, il Liverpool “obbligava” Luis Suarez a scusarsi con Ivanovic proprio con un tweet, sottolineando il fatto che prendere a morsi un avversario non è proprio quello che l’Uefa intende quando parla di fair play.

Inutile sottolineare come social network come Twitter abbiano aiutato e agevolato chi fa il nostro mestiere, mentre calciatori e dirigenti devono sempre stare più attenti, e provare a sfogare la rabbia del dopopartita alla vecchia maniera, sbraitando ed imprecando senza però l’utilizzo di un telefono cellulare o un tablet. Sarebbe bello poi, che un giorno si possa farlo senza nemmeno alzare le mani.