L'Aeroplanino che vola verso la Champions


 Vincenzo Montella e’, senza ombra di dubbio, l’allenatore del momento in Serie A. E’ vero che Antonio Conte ha appena condotto la Juventus alla conquista di uno scudetto inaspettato e Andrea Stramaccioni ha sorpreso un po’ tutti dopo il suo arrivo in sordina all’Inter, ma Montella e’ senz’altro l’allenatore italiano che ha mostrato qualcosa di nuovo, colui che sta portando la Fiorentina alle porte del paradiso della Champions League.

“L’Aeroplanino”, come veniva soprannominato l’attaccante napoletano ai tempi di quando era un attaccante del Genoa, della Sampdoria e della Roma, ha iniziato la sua carriera da allenatore in punta di piedi, senza clamore, anzi guardato dal mondo del calcio con un pizzico di sospetto e di snobismo, dopo che nel febbraio del 2011, Vincenzo aveva lasciato la guida dei Giovanissimi della Roma, per salire al comando della prima squadra, chiamato dalla famiglia Sensi in sostituzione di un Claudio Ranieri caduto in disgrazia nella capitale.

Montella esordì alla guida dei giallorossi con una vittoria per 1 a 0 a Bologna, ma pochi giorni dopo fu battuto, ed eliminato, in Champions League dallo Shakhtar Donetsk per 3 a 0 e concluse la stagione in Serie A con un onorevole sesto posto finale.

Alla fine del campionato, la nuova proprietà capeggiata dal nuovo patron americano Thomas DiBenedetto, decise di non dare un’altra chance all’Aeroplanino, che dovette lasciare quindi la guida dei giallorossi capitolini a Luis Enrique e trasferirsi così a Catania, dove ha avuto inizio la vera carriera di allenatore di Montella.

Infatti nella città etnea, Vincenzo ha iniziato a mostrare la sua idea di calcio, basata sull’organizzazione, sulla velocità, gioco sulle fasce e interscambio di posizioni, quello che potremmo chiamare un’altra forma – l’ennesima- di calcio totale.

Montella e’ riuscito a dare al Catania un’identità di squadra, trascinando gli etnei a una posizione finale di mezza classifica, davanti agli eterni rivali del Palermo, evento che non si verificava da otto stagioni.

Alla fine della stagione 2011/12, un suo ritorno alla guida della Roma sembrava certo, visto anche il fallimento dello spagnolo Luis Enrique alla guida dei giallorossi, ma la nuova proprietà americana decise alla fine di bocciare per la seconda volta Montella, preferendo richiamare Zdenek Zeman alla guida della Roma, per quello che avrebbe dovuto essere un progetto spettacolare e vincente allo stesso tempo.

A quel punto fu la Fiorentina a farsi avanti, e proprio nella città di Dante, Montella sta avendo la sua consacrazione come tecnico di alto livello.

La sua bravura, fin dall’inizio, e’ stata anche quella di riuscire ad amalgamare parecchi giocatori nuovi, acquistati dai Della Valle in estate, dopo la fallimentare campagna della stagione precedente, con Mijailovic e Delio Rossi che si erano succeduti alla guida della squadra.

Vincenzo ha imposto subito al gruppo le sue idee, e da subito e’ stato seguito da tutti i giocatori che hanno visto nel suo progetto tattico, la possibilità di poter crescere ed evolvere come calciatori e di raggiungere così traguardi insperati all’inizio della stagione.

Montella, anche a Firenze, e’ rimasto fedele alle sue idee tattiche e così la Viola in ogni partita si schiera con un classico 3-5-2 con Viviano in porta, e una linea a tre difensiva composta dall’argentino ex Boca Juniors Facundo Roncaglia, dall’altro argentino Gonzalo Rodriguez e dal serbo Nenad Tomovic.

Il centrocampo ovviamente e’ il reparto cardine del gioco di Montella, e in particolar modo i due esterni, Cuadrado a sinistra e Pasqual a destra. Questi due giocatori di fascia devono fare alternativamente la fase difensiva e offensiva per tutti i 90 minuti, quindi ad entrambi sono richieste particolari doti di corsa e di resistenza ma anche di precisione nei cross. Al centro il cileno Davi Pizarro, ex Roma, e’ il fulcro del gioco, il giocatore attorno al quale ruota la squadra, il vero regista insomma. Vicino a lui però, ci sono due giocatori che sono altrettanto bravi a costruire, come Aquilani e Borja Valero, che, giocando vicino a Pizarro, lo assistono sia nella fase di interdizione che di costruzione.

Nella Fiorentina di Montella manca un vero trequartista, visto che a una punta vera che può essere  Ljajic o il redivivo Luca Toni, viene affiancata spesso una seconda punta, ruolo svolto di solito da Jovetic, il vero fenomeno dei Viola.

Prima della sosta natalizia, la Fiorentina e’ riuscita a raggiungere l’Inter al terzo posto della classifica, quindi in piena lotta per un posto nella prossima Champions League.

Ora, dopo due sconfitte consecutive ( Pescara in casa e Udinese in trasferta) i viola sono retrocessi di un gradino, ma rimangono comunque al di sopra degli obiettivi di inizio stagione.

Ma, oltre alla classifica, ciò’ che ha impressionato particolarmente dei Montella boys, e’ stato il gioco. La Fiorentina e’ stata finora l’unica squadra ad aver messo in seria difficolta’ la Juventus da un punto di vista tattico, pur impattando per 0 a 0 al Franchi.

La definitiva consacrazione per i Viola si e’ avuta a metà novembre, quando  i ragazzi di Montella, hanno vinto, e convinto, a San Siro contro il Milan. Una partita nella quale i viola non sono mai andati in difficoltà, portandosi in vantaggio di due gol grazie alle segnature di Aquilani e Borja Valero, e resistendo poi allo sterile pressing del Milan e al gol di Pazzini, per poi segnare nel finale con un perfetto contropiede finalizzato dal marocchino El Hamdaoui.

Quel giorno la Fiorentina ha mostrato a tutta Italia quali sono le reali potenzialità della squadra, tanto da far dire al presidente rossonero Berlusconi e all’amministratore delegato Galliani, che “Montella e’ un ottimo allenatore e che sicuramente e’ la sorpresa positiva di questa stagione”.

Montella, ricevuti con piacere i complimenti, non si vuole certo fermare qui, e l’obiettivo Champions, a metà stagione, sembra più che altro un punto di partenza che non un punto di arrivo da qui a fine maggio.