L'Opinione del Beck! Chiacchierata sul calcio con Roberto Beccantini


Parlare con Roberto è sempre un piacere. Che sia davanti a una pizza, alla presentazione di un libro oppure anche soltanto al telefono, c’è sempre da imparare da quella che rimane una delle prime firme italiane nel campo dello sport. Un giornalista che ha seguito dal vivo 9 Olimpiadi estive- più quella invernale di Torino 2006- 9 Mondiali di calcio e 8 Europei, più tutte le finali di Champions League dal 1992 al 2010, senza considerare altri eventi sportivi, che possiamo forse dire di “minor valore”. Oggi lavora al Fatto Quotidiano e collabora con il Guerin Sportivo.

 

A lui lasciamo quindi la parola, per quelli che sono ad oggi i temi caldi del calcio italiano e internazionale:

 

Unibet: Roberto, quali sono secondo te le reali possibilità delle inseguitrice della Juve? Abbiamo visto che una settimana Napoli e Lazio si avvicinano, per poi allontanarsi la settimana successiva. L’Inter poi è incostante e il Milan troppo lontano…

 

Beccantini: Guarda, la Juventus rimane ovviamente la grande favorita, ma da qui a dire che ha già vinto lo scudetto ce ne passa. Nel girone di ritorno dovrà giocare a Napoli, due volte a Roma ( contro i giallorossi e la Lazio) e andare a Milano per la partita con l’Inter. Conte sta facendo un lavoro enorme alla Juve, ma fra poco i bianconeri riprenderanno la Champions League e alcune cose sicuramente saranno cambiate rispetto al sorteggio di dicembre. Certo la Juve rimane più forte del Celtic ma ricordo ancora l’ultima partecipazione dei bianconeri in Champions, quando nell’ultima partita del girone affrontarono il Bayern Monaco (stagione 2009/10 Juventus-Bayern Monaco 1-4). Entrambe le squadre si trovavano in una situazione molto complicata, la Juve si portò in vantaggio con Trezeguet ma poi i tedeschi dilagarono e vinsero alla grande passando il turno. Mentre per la Juve si aprì una crisi che durò fino a maggio, per il Bayern si aprì quella sera “l’era Van Gaal”. La squadra raggiunse poi la finale- persa 2-0 con l’Inter- e si crearono le basi per la squadra che ad oggi ha raggiunto due finali in tre anni. Questo per dire che le cose nel calcio cambiano velocemente.

Fra le avversarie comunque, quella che vedo meglio è il Napoli, che ha nelle sue fila Cavani, il centravanti più forte delle Serie A.

 

U: Visto che hai parlato di Bayern, sei sorpreso della scelta di Guardiola di ricominciare dalla Bundesliga la prossima stagione?

 

B: No che non lo sono. Se non fosse stata la Germania sarebbe stata l’Inghilterra, anche perché Guardiola arriva già dalla Liga, il campionato dove ad oggi ci sono in campioni più forti, quindi la scelta è coerente. Certo è una bella sfida, però in un campionato e in un movimento in costante crescita.

 

U: Cosa pensi invece del Milan. Quali dei nomi fatti finora potranno davvero arrivare a Milanello?

 

B: Ci sono le elezioni fra poco no? A parte gli scherzi, credo che l’unica cosa che non abbia bisogno il Milan sia un attaccante. In avanti i rossoneri hanno già Pazzini, El Shaarary, Robinho, Bojan e il giovanissimo Niang. Sarebbe molto più utile un difensore centrale. Certo c’è “l’operazione nostalgia” di Kaka, ma in quale posizione di campo poi verrebbe schierato? Non certo nel ruolo che fu di Pirlo. Il brasiliano è un 10, un giocatore che deve giocare in avanti, che fa della corsa e della progressione i suoi punti di forza.

 

U: Quest’anno in Italia c’è stato un ritorno della difesa a tre, più della metà delle squadre di Serie A utilizzano questo sistema. Pensi che tale modulo sia un ritorno a un passato catenacciaro?  Visto che poi queste difese a tre sono sempre difese a cinque mascherate…..

B: Io non la vedo da un punto di vista negativo. Capello ritiene che questa tendenza ci riporti a un passato difensivista ma non sono d’accordo. I moduli poi sono scatole vuote, dipende poi cosa ci metti dentro. La Juve di Trapattoni giocò la finale di Coppa dei Campioni ad Atene con l’Amburgo nel 1983 con Tardelli, Bettega, Paolo Rossi, Platini e Boniek. Potevamo definire quel Trapattoni catenacciaro? Per non parlare di chi ancora oggi viene definito il catenacciaro  per eccellenza: Nereo Rocco. Giocò la finale dei Campioni del 1969 con il suo Milan contro l’Ajax di un giovane Cruyiff, con Lodetti, Sormani, Rivera e Prati. Catenacciaro anche lui?