Francesco Attolico: "Il Settebello non è più quello degli anni Novanta, ma tutta la pallanuoto è diversa..."


Fra poco cominciano le Olimpiadi di Rio e, prima di ogni manifestazione di questo tipo, ci vengono alla mente successi passati che per un motivo o per l’altro sono entrati nella storia dello sport.

In questi giorni noi di Unibet ci siamo chiesti se rivivremo mai un momento emozionante come quello vissuto l’11 agosto 1992, alla piscina Picornell di Barcellona, quando il Settebello di Ratko Rudic vinse un’incredibile finale della pallanuoto olimpica contro i padroni di casa della Spagna. La sfida fu decisa da un gol di Nando Gandolfi al sesto tempo supplementare, con l’Italia che trionfa così per 9-8 e si porta a casa l’oro olimpico.

Di quell’incredibile sfida di 24 anni fa, e dell’inizio del torneo di pallanuoto di Rio, abbiamo voluto parlare con un grande protagonista di allora, il portiere Francesco Attolico:

Unibet: Francesco, il Settebello non è più quello degli anni Novanta. Cosa ci dobbiamo aspettare da queste Olimpiadi azzurre?

Attolico: In queste Olimpiadi abbiamo una grande favorita, la Serbia, e poi molto equilibrio. Ci sono più o meno 9 squadre sullo stesso livello e nel girone dell’Italia ad esempio, abbiamo 4 squadre che devono lottare per cinque posti. Mi aspetto quindi un torneo equilibrato e quindi molto interessante.

U: Pensa che negli anni ’90 la pallanuoto italiana abbia perso un’occasione per crescere ed affermarsi al grande pubblico?

A: Diciamo che negli anni Novanta andava tutto bene. La nazionale era forte e compatta e giocava tutta unita con un grande allenatore come Rudic. Direi che il movimento italiano è cambiato dal 2000, da quando cioè è diventato sempre più difficile coinvolgere i ragazzini. Prima ai miei tempi era più facile. Quando ero io bambino non c’erano molte alternative se volevi divertirti. Entrare in piscina e giocare a pallanuoto era una cosa bella da fare, ora però lo sport deve fare concorrenza ai tanti altri interesse che hanno i giovani. E’ sempre difficile far capire a un bambino che non è così terribile entrare in piscina anche quando l’acqua è fredda, stimolarlo ad andare agli allenamenti. Ma cosa possiamo dire, è cambiato anche il mondo attorno a noi.

U: La pallanuoto come altri sport- vedi basket e pallavolo- paga il fatto di non riuscire a coinvolgere i grandi centri urbani?

A: Questo è uno dei problemi sì. In Italia abbiamo piccole realtà che hanno sempre funzionato bene, ma ora che senso ha che una squadra come il Recco vinca 10 scudetti consecutivi? Un dominio di questo tipo cosa restituisce alla pallanuoto italiana? Poco o nulla direi. Il campionato non è livellato come ai miei tempi, e anche nelle finali scudetto è capitato di giocare davanti a 500/600 persone. I playoff e le finali invece dovrebbero essere giocate a Napoli, Firenze o Pescara davanti a 7.000 persone, con grande coinvolgimento del pubblico. Non mi piace nemmeno questa formula delle “final six” che è stata introdotta per le finali. Mi piacevano di più le serie di finale, da fare anche al meglio delle 5 o delle 7 partite, come si fa nel basket.

U: La vittoria della medaglia d’oro a Barcellona ’92 è stata l’apice della sua carriera?

A: E’ stata una cosa bellissima vincere l’oro alla mia prima partecipazione olimpica. Direi però che quello è stato un punto di partenza, poi sono seguiti altri successi importanti, come i Mondiali giocati a Roma- e vinti- nel 1994 davanti ad un pubblico fantastico. In quel periodo c’era molto entusiasmo attorno alla pallanuoto, in quei giorni romani potrei dire che ci siamo sentiti un po’ “calciatori”.

U: Da un punto di vista tecnico è cambiata molto la pallanuoto negli ultimi 20 anni?

A: E’ cambiata tantissimo ma, rispetto ad esempio al calcio, dove quando si guarda una partita degli anni Ottanta si dice che all’epoca andavano a rilento, nella pallanuoto è successo il contrario. Prima era molto più veloce e tecnica, oggi certi colpi da fuoriclasse che si vedevano allora non si vedono più. I motivi? Sicuramente ci si allenava di più prima, questa può essere una delle cause principali.

U: La finale del ‘92 a Barcellona è entrata nell’immaginario collettivo di molti ragazzi di allora, ma qual è uno dei suoi primi ricordi da bambino della pallanuoto?

A: Mi ricordo che quando ero piccolo Rai Due trasmetteva il “torneo di Siracusa”, e io, che avevo iniziato da poco a giocare, mi entusiasmavo a vedere quelle gare all’aperto giocate davanti a tanto pubblico. Ecco, un’altra cosa che ci tengo a sottolineare è che la pallanuoto è uno sport prettamente estivo, che dovrebbe essere giocato all’aperto. Giocare d’’estate tra l’altro, farebbe in modo di non avere la concorrenza del calcio, e sicuramente potrebbe dare al nostro sport più visibilità sui media.