Quella volta che "gli olandesi" fummo noi........


Le sfide fra Italia e Olanda sono un classico del calcio mondiale, anche se raramente queste due squadre si sono affrontate nelle fasi finali di Mondiali o Europei. Capitò nel 1978, quando ai Mondiali d’Argentina gli olandesi in fase calante dopo il loro periodo d’oro riuscirono comunque a battere l’Italia di Bearzot con due tiri dalla distanza che sorpresero Zoff ed esclusero gli azzurri dalla finale. Li rincontrammo ancora nelle semifinali di Euro 2000, in una Amsterdam Arena completamente arancio, quando la difesa eroica degli azzurri in dieci, permise ai ragazzi di Zoff di arrivare ai rigori e da li alla finale. Poi ancora nella prima partita dell’Euro 2008 a Berna, quando gli oranje, con Van Basten in panchina, schiantarono gli azzurri per 3-0, battendoli sia sul piano del risultato che del gioco.

Proprio però considerando il gioco espresso, ci fu un caso nel quale gli italiani furono particolarmente orgogliosi della propria nazionale, perché andarono a vincere in Olanda, imponendo il proprio gioco come solitamente fanno gli olandesi dai tempi di Crujiff in poi.

Accadde il 9 settembre 1992, e quella sera si giocava un’amichevole ad Eindhoven fra le due nazionali. L’Olanda usciva da un Euro 1992 abbastanza deludente, dove era stata eliminata ai rigori in semifinale dalla sorprendente Danimarca, ma in tutto il torneo aveva dimostrato delle difficoltà oggettive. Era però una nazionale di tutto rispetto, con il trio olandese del Milan in campo – Van Basten, Gullit e Rijkaard- più giovani di belle speranze come Bergkamp, Winter e i fratellli De Boer. L’allenatore era Advocaat e l’obiettivo la preparazione ai gironi che avrebbero qualificato ad Usa 94.

L’Italia invece era in completa ricostruzione. Fuori da Euro 92, dal dicembre del 1991 si era affidata ad Arrigo Sacchi, il vate di Fusignano, l’allenatore che aveva vinto tutto con il Milan proponendo una nuova mentalità e filosofia di gioco.

L’inizio di quella amichevole fu disastroso per gli azzurri che, dopo 21 minuti di gioco e dopo due clamorosi errori di Costacurta, si trovarono in svantaggio per 2-0. Si temeva la figuraccia, la possibile lezione di gioco a casa degli olandesi, proprio coloro ai quali Sacchi si era sempre ispirato, il popolo che a livello calcistico ammirava di più.

L’Italia però seppe riprendersi e lo fece in bello stile, mettendo in pratica i principi classici della “filosofia di gioco olandese”: fuorigioco puntuale, pressing feroce ed aggressivo, squadra corta e stretta, che sfruttava le accelerazioni in avanti di Roberto Baggio e Vialli e sulle fasce le folate dei laterali, Di Chiara a destra ed Evani a sinistra. Alla fine del primo tempo, l’Italia aveva già ristabilito la parità. Prima grazie a un gol di Eranio- il migliore in campo- e poi grazie a un rigore di Baggio, provocato da una penetrazione centrale di Di Chiara.

La ripresa andò forse ancora meglio, con più attenzione difensiva e uno sfruttamento degli spazi ottimale, che permetteva a Baggio e Vialli di involarsi più volte davanti a Menzo, il portiere dell’Ajax e della nazionale oranje. Proprio Baggio colpiva la traversa a inizio ripresa, prima che Vialli al 32° insaccasse il gol vittoria con uno stupendo colpo di testa. Era l’ultimo gol del match, quello che dava la meritatissima vittoria a un’Italia che aveva nettamente dominato gli avversari e alla fine usciva giustamente vincente.

In quell’Italia c’era ovviamente molto Milan, con Costacurta e Paolo Maldini come centrali di difesa, Evani laterale sinistro, Albertini a dirigere in mezzo al campo ( e nel secondo tempo sostituito da Donadoni) insieme ad Eranio, giocatore tatticamente molto importante, e un Lentini ancora in grado di fare su e giù sulla fascia e scodellare in mezzo palloni per le punte. Ma c’erano ovviamente altri campioni di rilievo. Su tutti “gli juventini” Baggio e Vialli, assolutamente protagonisti quella sera ad Eindhoven.

Quella vittoria illuse un po’ tutti, almeno sul piano del gioco, perché non vedemmo più la nazionale azzurra giocare con quella intensità e con quel pressing a tutto campo. Però quella notte fu bella, bella davvero.