Mauro Bergamasco:" troppe critiche all'Italrugby, ma il movimento ha bisogno di cambiare..."


Il rugby italiano sta vivendo un momento di crisi. Bernard Lapasset, presidente del World Rugby, ha appena parlato della possibilità di introdurre un sistema di promozioni/retrocessioni per quanto riguarda il Sei Nazioni, torneo dal quale molti vorrebbero cacciare fuori la nazionale italiana.

Di questo e altro, abbiamo voluto parlare con Mauro Bergamasco, che ha da poco lasciato il campo, e sta frequentando il corso per poter diventare allenatore, o comunque rimanere nel mondo in cui è cresciuto e ha sempre amato:

Unibet: Marco, l’Italia dal 2000 ad oggi pare non aver fatto miglioramenti a livello di nazionale. Lei era in campo in quell’esordio nel febbraio 2000. Il nostro ingresso nel torneo fu prematuro?

Bergamasco: No, non fu per niente prematuro, anche perché fu un qualcosa che ci guadagnammo, e poi esordimmo nel torneo con una vittoria (34-20 sulla Scozia). Diciamo che da un punto di vista sportivo, le nazioni crescono diversamente, e a mio avviso, le nazioni top d’Europa, sono migliorate tantissimo negli ultimi anni, più di quanto non abbia fatto l’Italia.

U: Delle dichiarazioni di Lapasset cosa ne pensa? In Italia non sono state prese molto bene…

B: Penso che questo discorso trascenda l’aspetto sportivo, ed entri in campi come quello politico, economico e sociale, che per ora almeno, non mi competono. Io posso parlare dell’aspetto sportivo, e credo che, soprattutto in Italia, tutte le discussioni ormai vengano ridotte a una diatriba bellica, c’è la tendenza sempre a sottolineare solo gli aspetti negativi, ad essere disfattisti e si prova piacere a volte a denigrare. L’Italia ha sicuramente commesso degli errori ma io, a chi critica così senza giudizio, non apportando nessuna soluzione ai problemi, consiglierei di scendere in campo una volta al posto di questi ragazzi che oggi indossano la maglia azzurra. Poi ne riparliamo.

U: Come se ne esce però da questa situazione?

B: Se ne esce facendo un discorso globale, ragionando a favore di un movimento che anche nel nostro Paese è cresciuto enormemente. Bisogna pensare a cambiare le cose a tutti i livelli, le squadre dei bambini di 6 anni devono essere collegate alle prime squadre, tutto il movimento deve evolvere, ma in maniera armoniosa e con la compartecipazione di tutti.

U: L’Italia secondo lei paga anche il fatto di non avere un campionato competitivo come ad esempio Francia e Inghilterra?

B: Ha nominato i due principali campionati in Europa, e quindi è chiaro che all’Italia in questo senso manchi qualcosa. Lo ripeto però, bisogna crescere come movimento, tutti assieme, in maniera coordinata.

U: Cosa ne pensa delle franchigie italiane? Anche Zebre e Benetton Treviso prendono imbarcate in quasi tutte le partite che disputano nei tornei europei per club?

M: Le franchigie possono essere un’idea interessante, ma torniamo al discorso di prima. Devono essere inserite in un altro contesto. Ho giocato con Aironi e Zebre, e non sono certo contrario alle franchigie, ma anche loro devono essere inserite in qualcosa di ben più ampio.